È possibile che un Massone, che per diritto canonico è uno scomunicato, assurga alla gloria degli altari col titolo di Beato? Sì, è possibile, è accaduto nel 1955, vigente il pontificato di papa Pio XII, con un prete francese del ‘700, l’abate Jean-Marie Gallot. Questa è la sua storia.

Jean-Marie Gallot nacque il 14 luglio 1747 a Laval da René Gallot, artigiano tessile, e Jeanne Cosson. Fu battezzato il giorno successivo da un familiare sacerdote , il signor Gallot, vicario di Saint-Berthevin un paese nei pressi di Laval”. Il suo padrino fu un altro sacerdote, René Jallier.

Oltre a sapere che al bambino fu impartita una educazione cattolica null’altro si conosce della sua giovinezza e della sua formazione. Si sa, però, che nel 1786, all’età di 39 anni faceva parte della Loggia massonica L’Unione di Laval, come risulta dal piedilista conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi (Cabinet des manuscrits, Fond F.M., 2, 252, Loge L’Union de Laval), con la funzione di “Architetto,” uno degli Ufficiali di Loggia, responsabile della gestione dei beni mobili e immobili. Questa Loggia contava cinque sacerdoti su ventidue membri.

Come mai? Si trattava di una Loggia di provincia, sfornita di elementi dell’aristocrazia, che preferiva vivere nelle grandi città; si trattava quindi di una Loggia di borghesi, anche di piccoli borghesi, come i commercianti, gli artigiani, o grandi borghesi, come i magistrati, qualche signorotto locale.

Non deve meravigliare la presenza dei sacerdoti in Loggia, in quanto una Massoneria deista, realista, moderata, non rivoluzionaria, tanto che lo stesso Gallot non risultò a piedilista della Loggia all’inizio del 1789, avendone preso le distanze. Nel 1790 risulta responsabile dei cantori della Parrocchia della Trinità e cappellano dei Benedettini.

L’infuriare della tempesta rivoluzionaria lo coinvolse nel 1791 quando gli fu ingiunto dal comitato rivoluzionario di abiurare la religione professata e di giurare alla repubblica, cui oppose un fiero rifiuto, perciò venne giuridicamente definito “refrattario”.

Dopo un anno, alla fine del 1792 fu arrestato insieme ad altri tredici ecclesiastici refrattari e imprigionato al carcere della Pazienza, nonostante fosse infermo da anni su una sedia perché completamente paralizzato alle gambe a causa della gotta, seppure fosse il più giovane degli ecclesiastici prigionieri per i suoi 46 anni.

Il 21 gennaio 1794 il tribunale rivoluzionario voleva celebrare l’anniversario della morte del Re, decidendo di festeggiarlo con l’esecuzione dei quattordici anziani prelati rinchiusi in carcere, ed improvvisando un processo-farsa dall’esito scontato, la condanna a morte. Per arrivare al luogo delle sedute della commissione, i sacerdoti passarono davanti al patibolo sistemato in modo permanente in piazza Blé. In un’udienza affollata dal popolo, i giudici posero quattro domande agli accusati:

  1. Avete prestato il giuramento del 1791, prescritto dalla costituzione civile del clero?
  2. Avete prestato giuramento di libertà-uguaglianza?
  3. Volete fare questi giuramenti?
  4. Volete giurare di essere fedele alla Repubblica, di osservare le sue leggi e, di conseguenza, di non professare alcuna religione, e in particolare non la religione cattolica?

A tali domande tutti i sacerdoti risposero negativamente e con determinazione. Quando a Gallot fu proposto di giurare di essere fedele alla Repubblica e di non professare più la sua religione rispose:

“Sarò sempre cattolico.

Pubblicamente?

Sì, pubblicamente; ovunque, mi definirò sempre cattolico: non arrossirò mai davanti Gesù Cristo.”

Rispose con tale fierezza che la plebaglia tra il pubblico esclamò: “Com’è sfacciato!”

Così il pubblico accusatore gli disse: “Stai sicuro che sarai ghigliottinato.”
“Che si faccia presto”, rispose tranquillamente Gallot.

Dopo una breve requisitoria del pubblico accusatore il Tribunale emise la sentenza di condanna a morte:

“In nome della Repubblica, la Commissione Rivoluzionaria istituita nel Dipartimento di Mayenne dai rappresentanti del popolo, pronunciò la seguente sentenza: Considerando l’interrogatorio di Jean-Marie Gallot, sacerdote cappellano, nato e domiciliato nella città di Laval [+ altri 13] con il quale è dimostrato che, richiesto dalla legge per prestare il giuramento richiesto a funzionari pubblici, sacerdoti, dall’assemblea costituente, e quello di libertà ed uguaglianza richiesti a tutti i repubblicani francesi, dalla Convenzione nazionale, e che ancora una volta tenuti a prestarlo davanti al tribunale, hanno costantemente rifiutato; Quindi, considerato che questi individui, per l’ostinato rifiuto di conformarsi alle leggi della Repubblica, di riconoscerle e osservarle, sono colpevoli di cospirazione segreta contro la sovranità del popolo francese, cospirazione tanto più pericolosa poiché, presentata sotto i colori seducenti dell’ipocrisia e del fanatismo, potrebbe fuorviare un popolo credulone, sempre facile da sedurre nelle sue opinioni religiose; infine, che i principi che questi uomini professavano apertamente erano gli stessi che avevano scatenato all’interno della Repubblica la disastrosa guerra della Vandea; la commissione rivoluzionaria provvisoria, ascoltato il cittadino Volcler, accusatore pubblico, nelle sue conclusioni, condanna a morte Gallot, [+ altri 13] e ordina che tale sentenza venga eseguita immediatamente e che, conformemente alla legge, i loro beni, mobili ed edifici siano e rimangano acquisiti e confiscati a beneficio della Repubblica. A Laval, il due piovoso il secondo anno della Repubblica francese, una e indivisibile, e il primo dalla morte del tiranno.”

Firmato dall’Accusatore, tre Giudici ed il Segretario.

Quindi i condannati furono portati in una stanza della cancelleria per la preparazione dell’esecuzione, dove pare che, rimasti soli, si siano confessati l’un l’altro.

L’esecuzione dei quattordici non tardò molto, poiché tutto era finito prima di mezzogiorno. Gallot fu trasportato su una sedia. Il servizio d’ordine era comandato dal Fratello de Maziéres, capitano della Gendarmeria, della Loggia degli Amici Uniti, l’altra Officina di Laval. Uno dopo l’altro furono ghigliottinati, quindi, i loro corpi furono caricati su un cassone ribaltabile e portati nella brughiera della Croix-Bataille. Fu lì che, su un terreno contiguo alla strada di Angers, e completamente aperto, che venivano seppelliti i morti di Laval, e lì furono i loro corpi furono buttati in una fossa comune.

Tale luogo divenne oggetto di culto. Per l’eroicità del comportamento a testimonianza e difesa della fede sino al martirio, affrontato senza timore ed in stato di grazia, i quattordici giustiziati ricevettero gli onori degli altari.

Con una causa iniziata il 2 marzo 1952 papa Pio XII riconobbe l’autenticità del loro martirio il 3 maggio 1955 e il 19 giugno successivo li proclamò beati.

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