Figlio della Puglia, giornalista, filosofo, deputato, misconosciuto in patria sino agli anni Ottanta del ‘900, era invece famoso all’estero negli ambienti femministi come un pioniere dell’emancipazione femminile nella famiglia e nella società.

Nato a Carovigno, paesino dell’entroterra brindisino, allora in Terra d’Otranto, proveniva da una famiglia piccolo-borghese. Il padre, Casimiro, impiegato statale, lo mandò dapprima a studiare dai preti, poi all’Università di Napoli, dove oltre allo studio della giurisprudenza frequentava il salotto di Giuseppe de Cesare, crocevia di politici, avvocati e professori, che facevano affidamento su papa Pio IX, apparso liberale, ed sul re Ferdinando II, che aveva concesso la Costituzione nel 1848; e quello letterario di Giuseppina Guacci Nobili, frequentato da molte donne attive in vari settori dell’arte e della letteratura.Salvatore Morelli - Il Massone più amato dalle donne

Convinto comandante della guardia nazionale del suo paese, non esitò a criticare ferocemente il borbone che aveva abolito la Costituzione ed avviato una campagna repressiva contro i liberali, guadagnandosi una condanna a 10 anni di reclusione, che scontò fino al 1858. Non fu tempo perso quello trascorso in prigione perché ebbe modo di riflettere a lungo sulle condizioni della nostra società ed elaborare il suo progetto politico, che partiva dalle fondamenta dell’impianto sociale, le figure ed i ruoli intrafamiliari, l’importanza dell’istruzione pubblica, la laicità delle istituzioni pubbliche.

Col nuovo Regno unitario trovò impiego come direttore dell’orfanatrofio di Lecce, e si dedicò alla direzione del giornale leccese liberale Il Dittatore, ma la sua ansia riformatrice esigeva ben altra platea.

Si trasferì a Napoli dove, dopo un’esperienza come redattore nel giornale democratico L’Italia del Popolo, diresse Il Pensiero un giornale di area mazziniana, che lo fece conoscere al gran pubblico, ed ai tribunali del regno avendo collezionato ben 84 sequestri. Deputato nel collegio di Sessa Aurunca per quattro legislature, dal 1867 al 1880, presentò tre progetti di legge, sulla parità uomo donna e sui minori, sull’Istruzione pubblica, e sulla cremazione. In particolare, la sua proposta per un nuovo Diritto di Famiglia che prevedeva l’eguaglianza dei coniugi nel matrimonio abolendo il concetto dell’uomo capofamiglia, sostenendo i diritti dei figli illegittimi, introducendo il divorzio, e il doppio cognome per la donna sposata. Nessuna di queste leggi fu approvata, però, nel 1877 il Parlamento approvò il suo progetto per riconoscere alle donne il diritto di essere testimoni negli atti normati dal Codice civile, come i testamenti.

La sua evoluzione politica lo fece passare dal mazzinianesimo al socialismo per poi farlo approdare al radicalismo. Acceso anticlericale si batté per l’abolizione della legge delle Guarantige per l’eccesso di privilegi che concedeva alla Chiesa, cui attribuiva gravi responsabilità storiche e contingenti alla Chiesa Cattolica per l’arretratezza culturale del popolo italiano, ed in particolare della donna, tuttavia non fu mai ateo.

Coerentemente, partecipò all’Anti-concilio di Napoli, organizzato dal deputato Giuseppe Ricciardi nel 1869. Era senza dubbio un personaggio ingombrante per l’epoca, tra chi lo giudicava un esaltato o un sognatore o un provocatore o addirittura un pazzo per alcuni gesuiti.

Fu iniziato probabilmente nel 1864 nella Loggia napoletana I Figli dell’Etna all’obbedienza del Supremo Consiglio di R.S.A.A. del Grande Oriente di Palermo, a tendenza democratica e radicale, in antitesi col Grande Oriente d’Italia, a tendenza moderata, ma nel 1865 si iscrisse alla Loggia La massoneria popolare ovvero La Vita Nova fondata da Saverio Friscia, ove raggiunse il 33° Grado del R.S.A.A.

Morelli non fece famiglia, ma sposò la povertà: aspettava che uscissero i suoi colleghi dal Parlamento per mangiare furtivamente un panino che si portava in tasca; andava con le scarpe rotte, tanto che un calzolaio, se ne accorse e gli fece dono di un paio di scarpe nuove; quando andava a Roma, non avendo di che pagare l’albergo per il pernottamento trascorreva la notte nella carrozza del treno Roma-Napoli. Infatti all’epoca non esisteva l’indennità parlamentare, ma solo il rimborso delle spese di viaggio per la capitale, ed in treno veniva servito il pasto gratuitamente, pertanto il povero Morelli poteva mangiare.

Morì in miseria il 22 ottobre 1880, e secondo qualcuno morì addirittura di fame, nella camera di una piccola locanda a Pozzuoli.

Le femministe americane lo celebrarono come il più grande difensore dei diritti delle donne.